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La vaccinazione e lo screening contro il cancro legato al papillomavirus umano faticano a mostrare il loro pieno impatto in Spagna
Il papillomavirus umano è all’origine della quasi totalità dei tumori del collo dell’utero e contribuisce ad altri tipi di cancro, come quelli della vulva, della vagina, dell’ano, del pene o dell’orofaringe. Un’infezione persistente da parte di alcuni tipi di questo virus può, con il tempo, provocare lesioni precancerose e poi evolvere verso un cancro invasivo. In Spagna, il tipo 16 è il più diffuso e responsabile di almeno il 58 % dei casi di cancro del collo dell’utero.
Esiste un vaccino contro questo virus che prende di mira i ceppi più pericolosi. Esso permette di prevenire fino al 90 % dei tumori attribuibili al papillomavirus. Tuttavia, non protegge contro tutti i ceppi cancerogeni e non tratta le infezioni già installate. Lo screening rimane quindi indispensabile, anche per le persone vaccinate.
In Spagna, la vaccinazione sistematica delle adolescenti è iniziata nel 2008 e, dal 2022, anche i ragazzi di 12 anni sono interessati. Nonostante ciò, la copertura vaccinale rimane al di sotto degli obiettivi fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità, con forti disparità tra le regioni. Alcune aree raggiungono a malapena il 20 % di copertura, mentre altre superano l’80 %.
Lo screening del cancro del collo dell’utero sta evolvendo verso test di rilevamento dei ceppi ad alto rischio, più sensibili dei metodi tradizionali. Tuttavia, la loro applicazione rimane disuguale tra le regioni e i dati nazionali mancano di precisione. Circa l’87 % delle donne spagnole di età compresa tra i 25 e i 65 anni dichiara di essere già stata sottoposta a screening, ma questa percentuale nasconde realtà molto variabili.
Nel 2020, la Spagna ha registrato quasi 2.000 decessi legati a tumori associati al papillomavirus, la metà dei quali riguardava il cancro del collo dell’utero. Gli altri tumori, come quelli dell’ano, dell’orofaringe o del pene, rappresentano anch’essi un peso significativo, con oltre 5.000 nuovi casi stimati ogni anno.
Diversi paesi ad alto reddito hanno già osservato una diminuzione significativa delle infezioni, delle lesioni precancerose e dei tumori del collo dell’utero grazie alla vaccinazione. Ad esempio, in Svezia, il rischio di cancro invasivo è diminuito dell’88 % nelle donne vaccinate prima dei 17 anni. In Inghilterra, la vaccinazione ha permesso di evitare centinaia di casi di cancro e migliaia di lesioni precancerose.
Tuttavia, in Spagna non è stata ancora riscontrata alcuna diminuzione duratura e chiara di questi tumori. Vengono avanzate diverse spiegazioni: una copertura vaccinale insufficiente, uno screening ancora troppo disuguale, una mancanza di follow-up dopo risultati anomali e dati epidemiologici incompleti. Inoltre, l’effetto della vaccinazione dei ragazzi, introdotta recentemente, non può ancora essere misurato.
Il processo di sviluppo del cancro del collo dell’utero è lungo, spesso più di dieci anni tra l’infezione e la comparsa del tumore. Le riduzioni osservate in altri paesi riguardano prima le infezioni e le lesioni precancerose, prima di raggiungere i tumori invasivi. In Spagna, il tempo tra l’attuazione delle strategie di prevenzione e il loro impatto visibile sui tumori potrebbe quindi richiedere ancora diversi anni.
Migliorare la copertura vaccinale, uniformare lo screening, rafforzare il follow-up delle pazienti e integrare meglio i dati a livello nazionale sono passaggi chiave per accelerare la riduzione di questi tumori. Senza queste misure, le disuguaglianze regionali e le lacune nella prevenzione rischiano di persistere.
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Informations et sources
Référence scientifique
DOI : https://doi.org/10.1007/s12094-026-04447-w
Titre : HPV-related cancer prevention in Spain: progress and remaining challenges in vaccination, screening, and surveillance
Revue : Clinical and Translational Oncology
Éditeur : Springer Science and Business Media LLC
Auteurs : Alejandro Gallego Martínez; Antonio Gonzalez-Martin; Luis Chiva de Agustin