{"id":51,"date":"2026-06-13T10:12:30","date_gmt":"2026-06-13T08:12:30","guid":{"rendered":"https:\/\/internationalsciencereview.com\/it\/2026\/06\/13\/gli-acidi-biliari-svolgono-un-ruolo-chiave-nella-malattia-di-alzheimer\/"},"modified":"2026-06-13T10:13:07","modified_gmt":"2026-06-13T08:13:07","slug":"gli-acidi-biliari-svolgono-un-ruolo-chiave-nella-malattia-di-alzheimer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/internationalsciencereview.com\/it\/2026\/06\/13\/gli-acidi-biliari-svolgono-un-ruolo-chiave-nella-malattia-di-alzheimer\/","title":{"rendered":"Gli acidi biliari svolgono un ruolo chiave nella malattia di Alzheimer"},"content":{"rendered":"<h1>Gli acidi biliari svolgono un ruolo chiave nella malattia di Alzheimer<\/h1>\n<p>Gli acidi biliari, da lungo tempo noti per il loro ruolo nella digestione dei grassi e nel metabolismo epatico, influenzano anche il sistema nervoso centrale. Agiscono come molecole di segnalazione in grado di modulare l\u2019omeostasi cerebrale tramite un asse fegato-intestino-cervello. Questi composti, prodotti dal fegato a partire dal colesterolo, vengono trasformati dai batteri intestinali in acidi biliari secondari e poi in gran parte riciclati dall\u2019organismo. Una piccola frazione raggiunge addirittura il cervello, dove possono attraversare la barriera emato-encefalica a seconda della loro natura idrofilica o lipofilica.<\/p>\n<p>Nella malattia di Alzheimer, caratterizzata dall\u2019accumulo di peptidi beta-amiloidi e di proteine tau anomale, i profili degli acidi biliari sono spesso alterati. Gli studi mostrano una diminuzione degli acidi biliari primari e un aumento di quelli secondari, in particolare quelli a carattere idrofobico come l\u2019acido deossicolico e l\u2019acido litocolico. Questi ultimi, in eccesso, favoriscono la rottura della barriera emato-encefalica e la neurotossicit\u00e0, peggiorando cos\u00ec i sintomi della malattia. Al contrario, alcuni acidi biliari idrofilici, come l\u2019acido tauroursodeossicolico, esercitano effetti protettivi riducendo l\u2019infiammazione e limitando la formazione di placche amiloidi.<\/p>\n<p>Queste molecole agiscono direttamente nel cervello attivando recettori specifici, come FXR e TGR5, che regolano l\u2019attivit\u00e0 dei neurotrasmettitori e le risposte neurocomportamentali. FXR, ad esempio, inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie, mentre TGR5 limita l\u2019attivazione delle cellule microgliali, riducendo cos\u00ec la neuroinfiammazione. Inoltre, gli acidi biliari stimolano il rilascio di ormoni intestinali come il GLP-1 e il FGF19, che migliorano la sensibilit\u00e0 all\u2019insulina nel cervello e sostengono le funzioni cognitive. Il GLP-1, in particolare, rafforza la produzione di fattori neurotrofici, proteggendo i neuroni dalla degenerazione.<\/p>\n<p>Parallelamente, gli acidi biliari influenzano la composizione del microbiota intestinale. Alcuni batteri, come quelli del gruppo <em>Clostridium<\/em>, trasformano gli acidi primari in acidi secondari potenzialmente neurotossici. Uno squilibrio di questa flora, chiamato disbiosi, pu\u00f2 quindi peggiorare i meccanismi della malattia di Alzheimer favorendo l\u2019accumulo di metaboliti nocivi. Il nervo vago, che collega l\u2019intestino al cervello, svolge anch\u2019esso un ruolo chiave trasmettendo i segnalazioni legati a questi metaboliti, contribuendo alla regolazione dell\u2019infiammazione e della cognizione.<\/p>\n<p>Infine, gli acidi biliari idrofilici, come l\u2019acido ursodeossicolico, hanno dimostrato propriet\u00e0 neuroprotettive in modelli preclinici, attenuando le lesioni cerebrali e preservando le funzioni mnemoniche. Il loro potenziale terapeutico, sebbene promettente, richiede ancora studi clinici approfonditi per confermare la loro efficacia nell\u2019uomo. Cos\u00ec, gli acidi biliari rappresentano una pista innovativa per comprendere e trattare la malattia di Alzheimer, mirando sia ai meccanismi centrali che periferici di questa patologia complessa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Informations et sources<\/h2>\n<h3>R\u00e9f\u00e9rence scientifique<\/h3>\n<p><strong>DOI\u00a0:<\/strong> <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1007\/s00210-026-05516-1\" target=\"_blank\">https:\/\/doi.org\/10.1007\/s00210-026-05516-1<\/a><\/p>\n<p><strong>Titre\u00a0:<\/strong> Bile acids in Alzheimer\u2019s disease: a double-edged sword in gut\u2013liver\u2013brain signaling and neurodegeneration<\/p>\n<p><strong>Revue : <\/strong> Naunyn-Schmiedeberg&#8217;s Archives of Pharmacology<\/p>\n<p><strong>\u00c9diteur : <\/strong> Springer Science and Business Media LLC<\/p>\n<p><strong>Auteurs : <\/strong> Rehana Basri; Hayder M. Al-kuraishy; Mubarak Alruwaili; Ali I. Al-Gareeb; Ali K. Albuhadily; Athanasios Alexiou; Marios Papadakis; Safaa A. Faheem; Gaber El-Saber Batiha<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli acidi biliari svolgono un ruolo chiave nella malattia di Alzheimer Gli acidi biliari, da lungo tempo noti per il loro ruolo nella digestione dei grassi e nel metabolismo epatico, influenzano anche il sistema nervoso centrale. Agiscono come molecole di segnalazione in grado di modulare l\u2019omeostasi cerebrale tramite un asse fegato-intestino-cervello. 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